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lunedì 29 dicembre 2014

"Donne in bianco e nero" in mostra le foto inedite di Michelangelo Vizzini: Concorso fotografico gratuito sul tema della legalità patrocinato da ConfCommercio.

Siamo Lieti di annunciare l'evento "Donne in bianco e nero" in mostra le foto inedite di Michelangelo Vizzini



Sabato 3 gennaio al Centro Today l'inaugurazione dell'esposizione dedicata allo storico fotoreporter messinese;
al via un concorso fotografico gratuito sul tema della legalità patrocinato da ConfCommercio. 



MESSINA (29 dic) - Una mostra con scatti inediti e un concorso fotografico gratuito sono le iniziative dedicate allo storico fotoreporter messinese Michelangelo Vizzini: sarà inaugurata sabato 3 gennaio alle ore 17,30 all'interno dello spazio openMEison Arte Gusto Moda del Centro Today a Tremestieri l'esposizione "Donne in bianco e nero" e contestualmente aperta la gara rivolta agli appassionati di fotografia. I pannelli allestiti ritraggono personaggi femminili in pose sensuali e persino erotiche per il periodo in cui sono state scattate, dagli anni '50 ai '70 quando Messina e Taormina ospitavano eventi e spettacoli di grande richiamo come la Rassegna cinematografica. Claudia Cardinale, Edwige Fenech, Sandra Milo, Gloria Guida sono alcune delle dive raffigurate nella mostra promossa da CentroVisioni.it e dall'associazione culturale Bimaris col patrocinio di ConfCommercio Messina e in collaborazione con l'agenzia di comunicazione ed eventi Europa Due Media & Congress e che si potrà visitare fino al 16 febbraio 2015. 
Dieci poster, sponsorizzati da Lem, con scatti mai visti, recuperati grazie a scansioni in alta definizione di negativi d'epoca custoditi dall'archivio di famiglia e selezionati dai figli di Michelangelo, Andrea e Nanda e dai nipoti Gaia e Mirko, fanno da cornice all'openMEison Arte Gusto Moda, villaggio natalizio allestito nel centro commerciale Today da ConfCommercio e curato dall'arch. Loredana Ferrara. "Abbiamo voluto legare fortemente il nome di Vizzini - sottolinea il presidente di ConfCommercio Carmelo Picciotto - alle attività proposte da ConfCommercio nella zona commerciale, perché le sue fotografie rappresentano il periodo d'oro di Messina e la memoria storica di una città che noi speriamo possa tornare presto agli splendori di anni bellissimi come quelli della Dolce Vita". 
In occasione della mostra gli organizzatori illustreranno il bando del concorso nazionale di fotografia "Michelangelo Vizzini fotoreporter": l'iscrizione è gratuita e la gara consiste nello scattare una foto nuova e inedita, nel periodo compreso tra il 3 gennaio e il 28 febbraio 2015 (saranno escluse foto realizzate prima o che partecipano ad altri concorsi) e inviarla all'email concorsovizzini@gmail.com oppure con un messaggio privato alla pagina pubblica di FaceBook "Michelangelo Vizzini", indicando nome, cognome, recapito telefonico, email e titolo dell'opera (max 3 mb). Il bando per intero è consultabile pagina social e sul sito www.europadue.com
Il tema scelto è la legalità, quindi saranno presi in considerazione gli scatti che riguardano la giustizia, la criminalità, la mafia, il rispetto della legge e delle regole, la civiltà, le carceri, l'innocenza con particolare preferenza per ciò che rappresenta "reportage" giornalistico e di cronaca, in memoria del fatto che Vizzini fu soprattutto un fotoreporter. Le foto ricevute di volta in volta saranno pubblicate dai promotori del concorso sulla pagina Facebook e saranno visibili da qualsiasi utente che potrà condividerle sul proprio profilo con l'obiettivo di raccogliere il maggior numero di "mi piace". La giuria di esperti (fotografi, registi, giornalisti, ecc.) del concorso valuterà le foto pervenute che avranno il maggior numero di "like" e assegnerà i premi: al primo classificato, un posto nell'incubator ConfCommercio lab (spazio dedicato all'implementazione dei talenti, con accompagnamento alla presentazione e realizzazione di impresa STARTUP, durata 3 mesi), un'ottima possibilità per creare la propria azienda guidati da professionisti; al secondo classificato, una macchina fotografica digitale; al terzo, un buono spesa UNIEURO. Le foto vincitrici entreranno a far parte della collezione ConfCommercio e saranno esposte successivamente in una mostra; i vincitori saranno invitati a prendere parte a un dibattito sul tema della legalità. 
E' gradita la presenza della Stampa. 
Grazie, cordialmente 

venerdì 26 dicembre 2014

Archivio IDEE - Impediamo l'omicidio del verde ed il solito spreco di plastica, il riciclo o l'affitto dell'albero di Natale dopo le feste

Passato il Natale e dopo si ripresenta, puntualmente, una problematica già sollevata lo scorso anno, quella legata alla tradizione dell'albero addobbato. Entra in gioco il rispetto per la natura e la tutela ambientale. Nelle piazza delle città e anche nei piccoli centri dell'interno, fanno bella mostra di se gli alberi di Natale, addobbati e illuminati a festa. Centinaia di abeti, pini e altri alberi simili abbattuti selvaggiamente e arbitrariamente a colpi di ascia, presumibilmente senza alcuna autorizzazione, per essere utilizzati, solo per qualche settimana, per abbellire le piazze e le strade delle città, per creare atmosfera. Una pianta di questo genere, impiega decine di anni per crescere, poi arriva il Natale e viene barbaramente abbattuta, per un utilizzo effimero e criticabile. Sarebbe interessante sapere quanti degli alberi di Natale allestiti in questi giorni, sia dai privati cittadini nelle proprie abitazioni, ma soprattutto dalle amministrazioni pubbliche, provengano effettivamente dai vivai.

si stima che ogni anno in Italia si vendono circa 10 milioni di alberi di Natale veri (non di plastica). 


Un po di Botanica:


Tra quelli veri, alcuni hanno le radici e hanno una minima probabilità di sopravvivere alle feste. Risultato? Solo il 10% di questi sembra possa farcela. Per cercare di capire le motivazioni cominciamo a fare una netta distinzione e scoprire come possano essere trattati e arrivare nelle nostre case.

Tra quelli che hanno le radici:


- ci sono quelli "sradicati", 
- quelli con le "radici e la zolla" 

che le contiene:

- avvolte da un pezzo di tessuto 
- e quelli con le "radici dentro il vaso"

Le piante a radice nuda sono quelle che hanno più probabilità di aver subito danni, di aver patito la mancanza d’acqua, mentre le probabilità di sopravvivenza sono maggiori per l’ultima categoria, sempre che non vengano venduti dopo esser stati sradicati e re-invasati.

Inoltre è necessario fare un'ulteriore distinzione che riguarda la famiglia di appartenenza e che consente di capire quali possibili conseguenze si possano ottenere qualora venissero piantati nei giardini privati: parliamo di abeti e di pini.



- L’abete rosso ha il suo habitat naturale in montagna tra i 1.000 e i 2.300 metri di altitudine e per sua propensione naturale sviluppa le radici in orizzontale, rischiando di danneggiare muretti, vialetti e pavimentazioni.
- Viceversa i pini cercano acqua in profondità, hanno un fittone centrale ed in teoria potrebbero essere piante più adatte. Ma la tradizione impone che siano gli abeti gli alberi più usati per le feste natalizie.

Se quindi non avete la fortuna di avere un giardino idoneo o un ambiente idoneo pensateci prima di procurarvi un Vero Albero di Natale.

Quindi che fare?

Optare per un abete comporta di fatto lo spreco di un albero, ma anche scegliere un albero finto provoca danni all’ambiente, sotto forma delle emissioni generate dal trasporto su lunghe distanze, poiché spesso questi alberi vengono prodotti in Cina. Senza contare l’inquinamento imputabile all’estrazione delle materie prime e alla produzione industriale. Per compensare l’impatto di un albero finto bisognerebbe riutilizzarlo per almeno vent’anni.

Per tagliare la testa al toro senza tagliare i boschi, un’azienda californiana ha deciso di offrire ai suoi clienti una terza opzione: noleggiare un albero di Natale. Gli abeti della The Living Christmas Co. sono stati piantati su un terreno facile da smuovere, in un campo in cui prima c’era una raffineria.

L’azienda li porta a casa dei clienti in un vaso. Le persone possono decorarli a piacimento e alla fine delle feste gli alberi tornano al vivaio dove vengono ripiantati. Gli acquirenti devono seguire un unico accorgimento prima del noleggio: ricordarsi che gli alberi sono vivi e che continuano a crescere e per questo richiedono più spazio degli alberi recisi.

Come spiega Scott Martin, fondatore della compagnia, solo il 2-3% degli alberi di Natale in affitto muore, perlopiù a causa di negligenze dei clienti che si dimenticano di annaffiarli e non seguono le indicazioni per la cura dell’abete fornite dalla The Living Christmas Co. Per evitare che i clienti dimentichino di annaffiare l’albero, l’azienda invia addirittura delle email agli acquirenti per ricordarglielo.

La compagnia californiana offre ai suoi clienti la possibilità di affittare sempre lo stesso albero ogni anno. Qualora l’albero diventi troppo grande per essere addobbato, l’azienda lo donerà a programmi per il rimboschimento. Per ridurre ulteriomente l’impatto del noleggio, le consegne sono sempre multiple. Gli alberi vengono infatti consegnati al raggiungimento di almeno 30 ordini nella stessa zona.

Oppure potete fare come me e creare con materiale di scarto il vostro tradizionale albero di natale, in questo modo sicuramente non avrete sprechi e nulla di tutto questo potrà mai accadere, perché basta prendere il problema alla base:








































mercoledì 24 dicembre 2014

Archivio IDEE - Metalli, latte, lattine ed alluminio: Le miniere di ferro si esauriranno tra meno di un 80 anni

Il riciclaggio dei materiali ferrosi è un settore specifico del riciclaggio dei rifiuti, e consiste in un insieme di operazioni che vengono svolte sui rifiuti composti da ferro per ottenere nuovo materiale da reimmettere nei processi produttivi.

Gli imballaggi in acciaio, se raccolti assieme ad altre categorie, vanno sottoposti a operazioni di selezione, per separarli dalle altre frazioni, con sistemi magnetici. Seguono operazioni di pulitura, frantumazione, eliminazione dello stagno, ottenendo quindi un materiale pronto per l'acciaieria e/o fonderia. L'acciaio è nuovamente fuso, e trasformato in prodotti siderurgici (semilavorati dell'acciaio). Le industrie trasformatrici dell’acciaio provvedono infine alla lavorazione finale ottenendo nuovi prodotti.

Gli imballaggi in acciaio di grosse dimensioni (i fusti industriali), invece di essere avviati al riciclaggio, possono essere rigenerati, cioè sottoposti a un ciclo di operazioni che hanno come obiettivo il ripristino e la verifica delle caratteristiche del contenitore, rendendolo nuovamente utilizzabile. Le principali fasi sono il ripristino della forma del fusto (risanamento di bordi e ammaccature), pulizia (scolatura, lavaggio, asciugatura), verifica della tenuta e delle superfici interne, spazzolatura esterna e verniciatura. I fusti che nel processo si rivelano eccessivamente danneggiati per essere recuperati sono avviati al riciclaggio, seguendo il percorso descritto in precedenza per i materiali ferrosi.


I materiali ferrosi possono essere riciclati un numero illimitato di volte, con notevoli risparmi di materie prime ed energia.

La notizia è frutto di stime complesse e difficili da verificare. Ma genera interrogativi importanti per tutta l’industria siderurgica mondiale. Cosa succederà quando finiranno le riserve mondiali di ferro? Perché secondo quanto riportato dall’associazione ambientalista consoGlobe, che cita un documento della United Nations Conference on Trade and Development, le miniere di ferro chiuderanno i battenti nel 2087. La causa è il forte consumo da parte della siderurgia globale, in particolar modo della Cina, che minaccia di accorciare sensibilmente la vita delle riserve mondiali. La fine delle riserve provate, probabili e teoriche non significa ovviamente l’esaurimento del ferro nel mondo: il metallo è il quarto elemento chimico presente sul nostro pianeta e rappresenta il 4,75% del volume della crosta terrestre, ma nel 2087 terminerà la possibilità di estrarre il minerale in modo utilizzabile per applicazioni industriali. Sempre secondo le stime della ricerca, per l’industria dell’inossidabile andrà ancora peggio, con il nickel che è destinato ad esaurirsi tra il 2040 ed il 2064.

Le stime della United Nations Conference on Trade and Development non sono condivise da tutti. Alcuni studiosi, come Lester Brown del World-Watch Institute, sono più pessimisti e si aspettano che le riserve di ferro dureranno solamente altri 64 anni, mentre altre fonti credono che sulla terra ci siano ancora 270 miliardi di tonnellate di minerali sfruttabili, una quantità tale da garantire il consumo per più di un secolo. Anche se è un tema che toccherà le generazioni future, più che la nostra, una domanda appare lecita: che succederà al mondo quando finirà il ferro?


E con questo interrogativo vi lascio con questa sfilza di metodi e idee per riciclare nel nostro piccolo il ferro e la latta di tutti i giorni: